Percorso espositivo nel centro storico di Spoleto tra arte e cultura
Spoleto, 26 giugno 2026 – Giuseppe Penone è al centro della sessantanovesima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto con un articolato progetto espositivo che attraversa la città e coinvolge alcune delle sue sedi culturali più rappresentative, come riporta il comunicato di Marieta Rripa – Nico Ufficio Stampa. La Fondazione Carla Fendi, Main Partner del Festival, insieme ai Musei Civici di Spoleto e al Museo di Palazzo Collicola, costruisce un omaggio esteso all’artista piemontese, in collaborazione con lo Studio Penone e la galleria Gagosian. Il programma, strettamente legato al tema delle radici scelto dal Festival, porta nel tessuto urbano e museale di Spoleto una presenza forte e riconoscibile, che mette in luce la poetica di Giuseppe Penone e la sua indagine sulla relazione tra uomo e natura. Le iniziative si sviluppano in più luoghi, creando un vero e proprio circuito dedicato alla sua ricerca, tra scultura monumentale, video, parola e immagini. Al centro del progetto vi è la grande scultura Le foglie delle radici, collocata in Piazza Pianciani, nel cuore del centro storico. L’opera, visibile a chi attraversa la città durante la rassegna, diventa simbolo dell’edizione del Festival e ne rappresenta il manifesto visivo, portando all’aperto l’inconfondibile linguaggio dell’artista.
La scelta di Piazza Pianciani come sede della scultura Le foglie delle radici trasforma uno spazio urbano centrale in un luogo di incontro diretto con l’arte contemporanea. La presenza dell’opera, che richiama il tema delle radici e della crescita, si inserisce nel contesto storico di Spoleto, dialogando con le architetture e con il flusso quotidiano di residenti e visitatori. In questo modo la città diventa parte integrante del percorso espositivo, estendendo l’esperienza del Festival oltre i teatri e le sale tradizionali. La scultura en plein air offre una testimonianza immediata della poetica di Giuseppe Penone, che da sempre indaga la materia naturale, le trasformazioni del tempo e le tracce lasciate dall’azione umana. Il progetto complessivo, articolato in quattro interventi principali, mira a restituire il rigore e l’eclettismo della ricerca dell’artista, mostrando come la sua opera possa abitare spazi diversi, dal contesto urbano alle sale storiche di un palazzo settecentesco, fino a un antico battistero.
Uno dei nuclei centrali dell’omaggio a Giuseppe Penone è la mostra Ephemĕris, allestita nell’ex Battistero della Manna d’Oro e promossa dalla Fondazione Carla Fendi. Dal 27 giugno al 2 agosto 2026, con apertura quotidiana durante il Festival e nei fine settimana successivi, il pubblico può vedere sette video appartenenti al ciclo Ephemĕris, curato da Saverio Verini. In queste opere l’artista si concentra su gesti minimi, azioni essenziali che coinvolgono elementi naturali e materiali primari. Il lavoro non si focalizza sull’esito finale, ma sul processo, sulla trasformazione della materia attraverso interventi misurati e ripetuti. L’idea che la materia possa rivelare una propria “anima” emerge dalla relazione tra il gesto e il tempo, dalla registrazione di movimenti che sembrano quotidiani ma che, nel contesto artistico, assumono un valore simbolico.
Il termine ephemeris, di origine greca, rimanda a registri giornalieri e tabelle che annotano eventi variabili nel tempo. Questa radice linguistica suggerisce un senso di transitorietà, che si ritrova nelle azioni compiute da Giuseppe Penone nei video: raccogliere acqua, dividere l’argilla, lasciare impronte. Ogni gesto diventa una traccia, un segno che si iscrive nella materia e ne modifica la superficie, richiamando la dimensione effimera dell’esperienza. I video sono accompagnati dai suoni ambientali del lavoro in studio o all’aperto: fruscii di foglie, ronzio di insetti, rumori di contatto con la materia. Questi elementi sonori contribuiscono a costruire un’atmosfera immersiva, che mette in evidenza una parte meno nota della produzione di Giuseppe Penone e la ricontestualizza nello spazio particolare della Manna d’Oro. La Fondazione Carla Fendi sottolinea come il ciclo Ephemĕris offra un itinerario capace di far entrare il pubblico nel mondo dell’artista attraverso mezzi espressivi diversi, mettendo in relazione il minimalismo dei gesti con la dimensione quasi mistica dell’ex battistero. L’incontro tra la riflessione sull’effimero e l’architettura storica crea un immaginario narrativo che arricchisce la percezione del luogo e dell’opera.
Parallelamente, il Museo di Palazzo Collicola ospita Anafora, mostra personale di Giuseppe Penone prodotta dal Festival dei Due Mondi con il contributo della Fondazione Carla Fendi. L’esposizione, aperta dal 27 giugno fino a gennaio 2027, presenta una selezione di sculture allestite in dialogo con le stanze del Piano Nobile del palazzo settecentesco. Il progetto, curato da Saverio Verini, mette in evidenza le qualità architettoniche degli ambienti storici, proponendo una lettura inedita degli spazi attraverso la presenza delle opere. In particolare, il Salone d’onore accoglie un imponente Albero di undici metri, che introduce i visitatori in un percorso dove la scultura diventa elemento strutturale e simbolico.
Nella Galleria del Piano Nobile è collocato il nucleo principale delle opere, con una serie di sculture posizionate in corrispondenza delle grandi finestre. Questa scelta crea una relazione tra interno ed esterno, tra la luce naturale e la materia delle opere, generando un ritmo visivo che richiama il titolo della mostra, Anafora. La ripetizione e la variazione delle forme, insieme al susseguirsi degli ambienti, costruiscono una sequenza che guida lo sguardo e invita a una lettura approfondita della poetica di Giuseppe Penone.
Saverio Verini evidenzia come sia significativo ospitare a Palazzo Collicola un ciclo di opere così rappresentativo della ricerca dell’artista, il cui nome è associato alla scultura a livello internazionale. La presenza di Giuseppe Penone a Spoleto si inserisce in una tradizione cittadina legata alla scultura, che comprende figure come Leoncillo Leonardi e la storica mostra Sculture nella città, curata da Giovanni Carandente nel 1962 in occasione della quinta edizione del Festival dei Due Mondi. Il curatore sottolinea inoltre l’importanza della collaborazione tra il Festival dei Due Mondi, i Musei Civici di Spoleto e la Fondazione Carla Fendi, realtà culturali che si uniscono per costruire un omaggio condiviso a Giuseppe Penone, esteso a diversi luoghi del centro storico.
I quattro interventi che compongono la presenza di Giuseppe Penone al Festival dei Due Mondi – la scultura Le foglie delle radici in Piazza Pianciani, la mostra di video Ephemĕris alla Manna d’Oro, la personale Anafora a Palazzo Collicola e il circuito diffuso di opere in città – delineano un percorso unitario.
Il programma espositivo, inaugurato in concomitanza con l’apertura del Festival, accompagna il pubblico per tutta la durata della rassegna e oltre, grazie al prolungamento delle mostre di Palazzo Collicola e della Manna d’Oro. La varietà di linguaggi coinvolti, dalla scultura monumentale al video, dalla parola scritta alle immagini, consente di avvicinare un pubblico ampio alla ricerca dell’artista. La relazione dialettica tra uomo e natura, centrale nella pratica di Giuseppe Penone, emerge in ciascuna delle sedi coinvolte. Nella piazza, la scultura radicata nello spazio urbano richiama la crescita e la memoria del paesaggio. Nel battistero, i gesti minimi registrati nei video mettono in luce la fragilità e la persistenza delle tracce. Nel palazzo storico, le sculture dialogano con stucchi, arredi e prospettive, sottolineando il rapporto tra materia e architettura.
Giuseppe Penone: nato a Garessio nel 1947, vive e lavora a Torino. Alla fine degli anni Sessanta presenta le sue prime mostre al Deposito d’Arte Presente e alla Galleria Sperone, sempre a Torino, affermandosi tra i protagonisti dell’Arte Povera e partecipando a rassegne internazionali dedicate alle ricerche d’avanguardia. Dai primi anni Settanta il suo lavoro ottiene riconoscimenti che, partendo dall’Italia, si estendono rapidamente all’Europa, agli Stati Uniti e al Giappone. L’artista tiene mostre personali in istituzioni di rilievo, tra cui lo Stedelijk Museum di Amsterdam, il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, il Castello di Rivoli, il Toyota Municipal Museum of Art, il Centre Georges Pompidou di Parigi, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, il MAMbo Museo d’Arte Moderna di Bologna, lo Château de Versailles, il Madison Square Park di New York, il Nasher Sculpture Center di Dallas, il MART di Rovereto, il Rijksmuseum di Amsterdam, Palazzo della Civiltà Italiana a Roma, lo Yorkshire Sculpture Park di Wakefield, la Galleria degli Uffizi di Firenze, la Bibliothèque Nationale de France a Parigi, la Frick Collection di New York, il Philadelphia Museum of Art, la Galleria Borghese di Roma e le Serpentine Galleries di Londra. Nel 2007 Giuseppe Penone rappresenta l’Italia alla 52ª Biennale di Venezia. Nel 2014 riceve il Præmium Imperiale e, dal 2022, è membro associato straniero, per la sezione scultura, dell’Académie des Beaux-Arts di Parigi. La sua presenza al Festival dei Due Mondi si inserisce quindi in un percorso internazionale consolidato, portando a Spoleto una ricerca che ha contribuito in modo significativo alla storia dell’arte contemporanea.
Il progetto dedicato a Giuseppe Penone è curato da Saverio Verini, direttore dei Musei Civici di Spoleto. Verini è attivo nella curatela di mostre, festival e cicli di incontri legati all’arte e alla cultura contemporanea, con collaborazioni con istituzioni quali La Galleria Nazionale, l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, l’Accademia Nazionale di San Luca, il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, il MACRO, la Quadriennale di Roma, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, l’American Academy in Rome, la Fondazione Memmo, la Fondazione Ermanno Casoli, la Civitella Ranieri Foundation e la fiera ArtVerona. Ha curato mostre e pubblicazioni monografiche dedicate ad artisti di rilievo internazionale, tra cui William Kentridge e Chiara Camoni. Collabora con la rivista Artribune e scrive testi critici per esposizioni in musei, gallerie private e altri spazi. Nel 2018 pubblica con PostmediaBooks la monografia Roberto Fassone. Quasi tutti i racconti e, nel 2022, il saggio La stagione fatata, edito da Castelvecchi, sul rapporto tra infanzia e arte contemporanea italiana.
I Musei Civici di Spoleto, di cui Palazzo Collicola è la sede principale, costituiscono una rete che comprende anche la Casa Romana, elegante abitazione del I secolo d.C. con mosaici pavimentali conservati, e la Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, piccolo edificio romanico risalente al 1174. All’interno di Palazzo Collicola si trova la Galleria d’Arte Moderna Giovanni Carandente, una delle collezioni contemporanee più importanti in Italia, con sculture di Leoncillo Leonardi, opere di maestri internazionali come Alexander Calder e Henry Moore e una stanza dipinta dal minimalista Sol LeWitt.
La Fondazione Carla Fendi, presieduta dal 2017 da Maria Teresa Venturini Fendi, promuove residenze, borse di studio ed eventi culturali, artistici, scientifici e sociali. Dal 2008 sostiene il Festival dei Due Mondi di Spoleto e, dal 2012, ne è Main Partner, spesso commissionando e producendo progetti che intrecciano arte e scienza. La Fondazione è sponsor del CERN di Ginevra e nel 2023 ha finanziato la realizzazione del padiglione Back to the Big Bang all’interno di Science Gateway, il nuovo centro per la ricerca e la divulgazione scientifica progettato da Renzo Piano. La partecipazione al progetto dedicato a Giuseppe Penone conferma il ruolo della Fondazione Carla Fendi come attore centrale nella vita culturale di Spoleto e del Festival, capace di sostenere iniziative che mettono in relazione linguaggi diversi e favoriscono l’incontro tra pubblico e arte contemporanea.
In questo contesto, l’omaggio a Giuseppe Penone al Festival dei Due Mondi 2026 rappresenta un punto di convergenza tra istituzioni, curatori e artisti, offrendo a Spoleto un percorso articolato che unisce storia, architettura e ricerca contemporanea, e che rende la città un palcoscenico diffuso per una delle voci più autorevoli della scultura internazionale.

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