Femme Fatale, impronte di Modigliani su opera esposta a Spoleto

Femme Fatale, impronte di Modigliani su opera esposta a Spoleto

Femme Fatale, impronte di Modigliani su opera esposta a Spoleto a Casa Modigliani L’Istituto Amedeo Modigliani, che opera sotto il Patrocinio del Ministero dei Beni Culturali, delle Sovrintendenze in collaborazione con il Nucleo Tutela Patrimonio Artistico dell’Arma dei Carabinieri, nel corso delle approfondite indagini scientifiche alle quali ha sottoposto l’opera “Femme Fatale”, prima della sua esposizione presso la sua sede di “Casa Modigliani” a Spoleto, ha scoperto diverse “impronte” grafiche nascoste nel disegno quali segni identificativi univoci certamente eseguiti dall’artista livornese.

Le moderne metodologie di analisi ed indagine alle quali sono sottoposte tutte le opere in esposizione presso “Casa Modigliani” non si basano infatti solo sull’analisi di valutazione critica e storica documentale ma sono supportate da esami specialistici condotti da qualificati laboratori che si avvalgono delle più innovative tecnologie perché il risultato non sia solo frutto di considerazioni stilistiche personali ma confermato da dati scientifici incontrovertibili.

E, in occasione di tali esami, sono risultati ben “leggibili” diversi “segni” tipici della mano di Amedeo Modigliani che, ad occhio nudo sono difficilmente visibili.

Vale ricordare che il nostro autore era ebreo e molto attento ai segni della “cabala” che speso nascondeva nell’esecuzione di alcune sue opere: come impronte personali di identificazione univoca.

Nel nostro caso sono visibili – solo con gli adeguati strumenti – ben tre “stelle di Davide” nella parte alta del disegno, due segni nell’orecchio, uno nella narice sinistra, la teoria dei sei alla base del collo a destra e una esse a sinistra.

Sono le “impronte” di Modigliani, i segni con i quali a voluto controfirmare la sua opera proprio per evitare che dopo cento anni qualche appassionato ne potesse contestare l’autenticità.

Insieme alle prove di questa sensazionale scoperta che non fa che confermare l’autenticità della Femme Fatale esposta a Spoleto, il professor Alberto D’Atanasio, direttore artistico di “Casa Modigliani”, in merito ad alcuni articoli di giornale apparsi negli scorsi giorni in alcune testate e ad alcuni servizi video andati in onda nella principale rete televisiva regionale, tiene a precisare alcuni punti e a sottolineare alcune posizioni.

Amedeo Modigliani non è mai passato per Spoleto

“L’Istituto Modigliani è ben consapevole che il pittore Amedeo Modigliani non è mai passato per Spoleto nel corso della sua breve esistenza ma ha voluto scegliere la città umbra, che ospita il Festival dei Due Mondi, in quanto centro di raccolta culturale di altissimo livello e luogo dove poter operare meglio a fianco di Coo.Be.C che ha sede nella vicina frazione di Santo Chiodo, e che risulta fra le più valide cooperative operanti nel recupero e nel restauro dei beni culturali a livello nazionale – ha detto il direttore D’Atanasio – Quanto al disegno di Modigliani, ‘Femme Fatale’, questo non è mai passato per la Coo.Be.C  (come erroneamente riportato da una testata regionale) giacché munito di ampia documentazione che accerta e assicura la sua autenticità, a partire dalla sua presenza del Quinto Catalogo riguardante le opere dell’artista livornese curato da Christian Parisot, Claudio Strinati e Jeanne Modigliani, sua figlia, la quale, peraltro, cedette personalmente l’opera all’attuale proprietario nel 1949. In secondo luogo, sfruttiamo questa occasione per voler rispondere ancora una volta al collezionista Carlo Pepi, riguardo la presenza della Femme Fatale alla mostra che si è tenuta a Catania dal dicembre 2010 al febbraio 2011 come da lui sostenuto.

Ci dispiace contraddirlo e affermare con certezza che la Femme Fatale non è mai passata per questa mostra e ciò viene dimostrato dal catalogo pubblicato dai curatori per l’esposizione. Infine si tiene a sottolineare, ancora una volta, che il supporto cartaceo è stato messo approfonditamente a confronto con altri supporti cartacei di disegni dell’artista toscano conservati al Louvre di Parigi, per fugare ogni dubbio di inautenticità”.

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