Socialisti di Spoleto, grave ricaduta perdita banca locale

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Il Segretario   Gilberto Stella
SPOLETO – A distanza di poche ore si sono accavallate le notizie della sentenza del Consiglio di Stato rispetto alla non conforme procedura con cui fu commissariata la banca  e il comunicato stampa di Banco Desio, ormai nuovo padrone di Bps , sull’andamento della banca spoletina. Un comunicato Stampa- si badi bene- volutamente scritto in banchierese  e cioè nella lingua dei banchieri, inaccessibile alla maggioranza dei cittadini, soci e clienti di Bps Spa e Spoleto Credito e Servizi. Il comunicato, però, come spiegano alcuni organi di stampa ed online, non riesce a coprire la perdita macroscopica di ben 35 milioni di euro in soli 5 mesi accumulata dalla banca dopo il commissariamento e sotto la gestione dei brianzoli, nonché una raccolta che diminuisce  del 10,4% e  gli impieghi( i prestiti a famiglie ed imprese) che scendono di ben 6,4  punti percentuali . Praticamente la Banca Popolare di Spoleto – ora Desio – è  una banca che non raccoglie più soldi sul territorio – anche perché recentemente ha abbassato allo 0,20 % gli interessi sui depositi dei risparmiatori e che in pratica, secondo i dati comunicati, non presta più i soldi ai cittadini privati, alle famiglie ed alle imprese: una banca che non fa banca e, altro non secondario tema, una banca che sta già smobilitando la Direzione Generale storicamente spoletina, ove molti uffici centrali, alcuni  dirigenti sono già stati portati in Brianza e soprattutto, molti dipendenti di livelli minori sono stati o esodati o rimessi in rete . Con il risultato che cento persone non lavorano più, non acquistano, non pranzano più presso gli esercenti rimasti nel centro storico della città che tanto si vorrebbe rivalorizzare e riempire di persone.  I danni di questa situazione non possono che aumentare con il nuovo scenario aperto dal Consiglio di Stato che ha – riteniamo – non certo voluto rivolgere un plauso al vecchio board che ha amministrato la banca dai primi anni duemila .

Noi socialisti stiamo – ancora fiduciosi- attendendo il lavoro dei magistrati, che invitiamo rispettosamente a fare il loro lavoro in modo sereno, scrupoloso, ma anche rapido, soprattutto perché la città ed un intero territorio regionale sappiano, con chiarezza se, chi e con quali azioni abbia portato una banca locale con una settantina di sportelli in Umbria e con tre miliardi di euro di impieghi all’economia umbra, ad una situazione ora così poco incoraggiante. L’abbiamo detto ufficialmente in varie sedi : non è solo la perdita patrimoniale  dei soci, dei clienti che ci rattrista , ma anche la perdita morale e perché no, storica: non abbiamo perso solo centinaia di milioni di euro che provenivano dai sudati risparmi di lavoratori e dai sacrifici di famiglie oneste , abbiamo perso anche un pezzo di storia, di dna stesso di noi spoletini e non ricorderemo mai abbastanza che Giulio Cesari, il fondatore della Banca Popolare Cooperativa di Spoleto (1895), veniva da una famiglia operaia spoletina, era uno studente che solo con le borse di studio ed una intelligenza geniale e progressista, dopo la laurea , tornò nella sua Spoleto per inventare una banca per il popolo, perché non si morisse più di fame come si moriva a Spoleto alla fine dell’ottocento e nascessero le fabbriche, rifiorisse l’agricoltura e i commerci e gli scambi e la gente avesse lavoro. Per questo, allora come ora, la maggior parte dei soci della Banca Popolare Cooperativa, poi Spoleto Credito e Servizi, furono operai, contadini, piccoli commercianti che acquistarono le azioni per loro ed i loro figli, per tramandare anche il rispetto verso il risparmio che può e deve produrre lavoro, nuova occupazione, una migliore qualità della vita.

E ora ???? dicono che Banca Desio abbia eliminato tutti i fornitori spoletini della banca che – con una sede direzionale ( Palazzo Pianciani) di  circa 8 mila metri quadri, totalmente utilizzati dagli uffici di direzione che coordinavano 107 filiali su sette regioni d’Italia –   ovviamente dava origine a forniture e lavori di manutenzione di vario tipo. Tutto lavoro ormai gestito dai fornitori dei nuovi padroni :  ditte nè spoletine, nè umbre. Noi socialisti siamo, per definizione, attentissimi alle problematiche dei lavoratori e delle fasce deboli della società e tutto questo non ci piace e, soprattutto, non ci piacciono i tanti proclami iniziali di Banca Desio sulla continuità della vocazione localistica della banca e della costante azione di impegno verso lo sviluppo economico del territorio spoletino ed umbro, quando i dati ed i fatti riportati dimostrano il contrario e fanno correre voci di futuro totale disimpegno verso la stessa identità aggregativa della banca, con -speriamo di sbagliarci- eventuali “spezzatini” e vendita di sportelli ad altri istituti di credito. Sono ipotesi e timori, si badi bene, ma l’andazzo ed il distacco dal territorio ,  da strategie localiste dei nuovi padroni della “fu nostra” banca ci spingono a pensar male.

Che succederà ai 19 mila soci di SCS che in poco tempo hanno visto polverizzare il valore di ogni loro singola azione? Che succederà ai livelli occupazionali della Banca già pericolosamente in calo e che dicono i sindacati? Chi rimpiazzerà le ditte fornitrici spoletine ed umbre della banca. Quanti ristoratori ed esercenti  del centro storico accusano l’ulteriore batosta del calo di clientela e consumatori ? E, soprattutto chi e con quali criteri e livelli di impegno finanzierà le già morenti piccole e  medie imprese cittadine ed umbre ? E chi sponsorizzerà e con quali livelli di intervento finanziario gli Altiforni Spoletini e cioè il turismo dei  grandi eventi culturali ed enogastronomici ( Festival dei Due Mondi, Teatro Lirico Sperimentale, Vini nel Mondo, Settimana Studi sull’Alto Medio Evo  ecc. )? Ma, anche, : chi darà un sostegno non di facciata anche agli eventi minori ( Don Matteo) ed alle associazioni,  come quelle di categoria (albergatori, ristoratori, commercianti, esercenti) , che rappresentano l’unica   vera chance di sviluppo sostenibile per questa nostra città ricchissima di bellezze naturali , ambientali, paesaggistiche, storico-architettoniche e culturali, ma povera di spirito di squadra, povera di consapevolezza della forza che sviluppa l’unirsi e far fronte comune- se occorre con le unghie e con i denti- nella difesa dei propri diritti.

Sapere e presto dalla magistratura tutta la verità sulla vicenda BPS è un nostro sacrosanto diritto, sapere che fine faranno i risparmi degli azionisti di SCS è nostro un sacrosanto diritto , sapere la verità sull’impegno  di Banca Desio verso il territorio umbro e spoletino è un nostro sacrosanto diritto, sapere tutta la verità sul futuro dell’assetto e della rete sportelli della banca è un nostro sacrosanto diritto. Noi socialisti faremo la nostra parte nel PRETENDERE RISPOSTE CHIARE da Desio e la MASSIMA ATTENZIONE da parte di tutte le forze politiche che condividono la nostra area di pensiero e di azione contro eventuali “fiancheggiatori” istituzionali  e politici di tutto questo silenzio su di una situazione realmente drammatica e che rischia di penalizzare in modo incalcolabile ed irreversibile l’economia della nostra città, della nostra terra .

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