Lettera ai vertici umbri riaccende il caso a Spoleto e in Valnerina
Le società scientifiche pediatriche e neonatologiche hanno rotto il lungo silenzio che circondava il dibattito sul futuro del punto nascita del San Matteo degli Infermi, intervenendo con una lettera indirizzata alla Presidente della Regione Umbria Stefania Proietti. Un documento che riporta al centro della scena un tema che, da anni, mobilita la comunità di Spoleto e della Valnerina, impegnata nella difesa dei propri servizi ospedalieri e nella richiesta di una riapertura stabile dei reparti.
Richiamo agli standard nazionali e al quadro normativo
Nel testo inviato alla Regione, le società scientifiche richiamano gli standard fissati dall’Accordo Stato-Regioni del 2010, che indicano come soglia minima 500 parti annui, con un obiettivo ottimale di 1000. Un riferimento tecnico che, tuttavia, non esaurisce la complessità del tema. La normativa nazionale, infatti, prevede esplicitamente la possibilità di deroghe per i punti nascita situati in aree montane o caratterizzate da difficoltà di collegamento, distanza dai centri hub e condizioni logistiche che rendono più fragile l’accesso ai servizi.
In Umbria, come nel resto del Paese, diversi punti nascita operano proprio in virtù di queste deroghe, riconosciute per tutelare territori dove la conformazione geografica e la rarefazione dei servizi rendono necessario mantenere presidi di prossimità.
Le conseguenze di una lettura rigida degli standard
Applicare in modo meccanico i criteri numerici richiamati nella lettera significherebbe, di fatto, restringere l’offerta regionale ai soli punti nascita di Perugia e Terni, con la chiusura di tutte le altre strutture. Una prospettiva che non tiene conto delle caratteristiche orografiche dell’Umbria, delle distanze interne e delle difficoltà che molte gestanti dovrebbero affrontare per raggiungere i centri principali, soprattutto nelle aree interne e montane.
Una simile impostazione, priva di una valutazione territoriale approfondita, rischierebbe di penalizzare ulteriormente comunità già colpite da anni di ridimensionamenti sanitari, come quella spoletina, che continua a chiedere un presidio ospedaliero pienamente operativo e capace di rispondere ai bisogni della popolazione.
Attese e responsabilità nel nuovo Piano Socio Sanitario Regionale
La discussione si intreccia con la definizione del nuovo Piano Socio Sanitario Regionale, documento strategico che dovrà delineare l’assetto dei servizi nei prossimi anni. In questo quadro, la comunità locale guarda alla Presidente Stefania Proietti con la speranza che la valutazione finale tenga conto non solo dei parametri tecnici, ma anche delle esigenze reali dei territori più fragili.
La richiesta che arriva da Spoleto e dalla Valnerina è chiara: considerare la sanità come un servizio che deve restare vicino alle persone, soprattutto dove la distanza dai grandi centri rischia di trasformarsi in un ostacolo concreto alla tutela della salute. La lettera delle società scientifiche riapre il confronto, ma la decisione finale richiederà un equilibrio tra sicurezza clinica, sostenibilità organizzativa e diritto all’assistenza.

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