Caritas: la chiesa riapre le case canoniche a Spoleto

Caritas: la chiesa riapre le case canoniche a Spoleto

Solidarietà attiva: rifugio per famiglie e detenuti

SPOLETO, 28 gennaio 2026 – La solidarietà cristiana si trasforma in mattoni e speranza nel cuore dell’Umbria, come riporta il comunicato di Francesco Carlini. Nel pomeriggio di mercoledì 28 gennaio 2026, la Diocesi ha inaugurato un duplice intervento di recupero sociale che restituisce una funzione vitale a due antiche canoniche. Non si tratta di semplici restauri strutturali, ma della nascita di veri e propri presidi di umanità. A San Brizio e San Martino in Trignano, le abitazioni parrocchiali adiacenti alle chiese sono state trasformate in rifugi per chi è stato travolto dalla crisi economica o dal peso del proprio passato, dimostrando che la rigenerazione urbana può e deve coincidere con quella morale e sociale di una comunità.

Il primo tassello di questa missione di carità si trova a San Brizio. Grazie al progetto “Abitare la speranza”, la vecchia canonica situata accanto alla preziosa chiesa romanica è stata completamente riqualificata. L’obiettivo è offrire un tetto temporaneo a quei nuclei familiari che, a causa di sfratti per morosità o improvvise vulnerabilità economiche, si ritrovano da un giorno all’altro senza un posto dove dormire. Monsignor Renato Boccardo, Arcivescovo di Spoleto-Norcia, ha sottolineato durante l’inaugurazione come questi gesti silenziosi siano l’unico antidoto efficace contro l’egoismo e l’indifferenza che spesso paralizzano la società moderna. La casa non è solo una struttura, ma un’assunzione di responsabilità collettiva verso il prossimo.

L’operazione ha richiesto un impegno economico complessivo di oltre 33 mila euro, finanziato quasi interamente dai fondi dell’8xMille della Chiesa Cattolica. Circa un terzo della somma è stato impiegato per rendere l’appartamento di San Brizio accogliente e funzionale, risolvendo problemi di muffa e fornendo elettrodomestici essenziali come lavatrici e deumidificatori. Tuttavia, la parte più consistente delle risorse è stata destinata al sostegno diretto delle fragilità: sono già stati attivati quaranta interventi mirati per pagare bollette arretrate, evitare distacchi di utenze, finanziare traslochi o garantire soggiorni temporanei in hotel per chi non ha più una dimora, creando una rete di protezione capillare su tutto il territorio diocesano.

Parallelamente, a San Martino in Trignano, è partito un progetto pionieristico dedicato alla rieducazione. Un appartamento parrocchiale è stato infatti messo a disposizione di persone provenienti dalla Casa di Reclusione di Spoleto che hanno ottenuto l’affidamento in prova. Si tratta di individui che, giunti quasi alla fine della loro detenzione, iniziano un percorso alternativo per facilitare il rientro definitivo nella società civile. Il primo ospite ha già varcato la soglia di questa nuova casa qualche giorno fa. In questo caso, la solidarietà dei residenti è stata commovente: mobili e arredi sono stati donati spontaneamente dai parrocchiani, mentre il ragazzo accolto si sta già sdebitando occupandosi della manutenzione degli spazi esterni della Pievana.

Don Edoardo Rossi, direttore della Caritas, ha evidenziato come il successo di queste iniziative dipenda dal clima di accoglienza creato dalle comunità locali. Non c’è rumore in questi gesti, ma una profonda sostanza educativa che coinvolge tutti. Il reinserimento sociale e il supporto a chi soffre per la mancanza di una casa sono due facce della stessa medaglia: la difesa della dignità umana. In un’epoca segnata dalla superficialità, l’esempio di Spoleto dimostra che il bene è ancora possibile quando le risorse vengono gestite con trasparenza e amore, trasformando proprietà ecclesiastiche in case della consolazione e della speranza per gli ultimi.

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