Detenuti e lavoro la svolta di Seconda Chance nel territorio

Detenuti e lavoro la svolta di Seconda Chance nel territorio

L’inclusione professionale al via nella reclusione a Spoleto

Il circuito virtuoso dell’inclusione socio-lavorativa per chi sconta una pena detentiva compie un passo avanti cruciale nella regione Umbria. Nella mattinata del 26 maggio, la Casa di reclusione di Spoleto ha ospitato il primo vertice operativo territoriale di Seconda Chance. L’iniziativa punta a costruire un’alternativa concreta alla marginalità sociale e a neutralizzare il rischio di recidiva.

Il debutto del progetto a Spoleto

Il dibattito ha richiamato oltre trenta imprenditori della Valle Umbra e del comprensorio spoletino, determinati a esplorare i vantaggi normativi e l’alto valore etico legati all’assunzione di personale in espiazione di pena.

L’evento è stato promosso e coordinato da Valentina Sabatini, referente per l’Umbria della onlus. Al tavolo dei relatori si sono seduti i vertici dell’istituto penitenziario e della struttura associativa nazionale, a partire dalla direttrice del carcere Bernardina Di Mario, affiancata dalla presidente e giornalista Flavia Filippi e dal vicepresidente Pietro Francia. All’incontro ha preso parte attiva anche il consigliere della Regione Umbria Matteo Giambartolomei.

Una rete tra istituzioni e imprese

L’associazione opera stabilmente sulla base di un protocollo d’intesa siglato con il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia. Fino ad oggi, la sinergia strategica ha permesso l’inserimento professionale di quasi novecento soggetti a livello nazionale, coinvolgendo attivamente aziende private e piccole e medie imprese in percorsi di reale autonomia finanziaria e riscatto personale.

Durante i lavori, Sabatini ha evidenziato l’importanza di fare da ponte tra le realtà produttive locali e la direzione carceraria. L’obiettivo primario risiede nel far conoscere al tessuto economico le tutele di legge per chi assume e le potenzialità occupazionali dei ristretti, nel pieno rispetto dell’articolo 27 della Costituzione italiana. La finalità ultima della pena rimane infatti la rieducazione e la riforma profonda dell’individuo.

Contrastare il deserto occupazionale

La mancanza di opportunità all’uscita dai penitenziari rappresenta il principale ostacolo per la sicurezza collettiva e la tenuta sociale. Il consigliere Giambartolomei ha evidenziato come l’assenza di reti familiari, sociali o occupazionali crei spesso un vuoto relazionale totale al momento della scarcerazione, spingendo gli ex detenuti nuovamente verso le reti della criminalità organizzata o comune.

Di conseguenza, l’apertura delle aziende al personale recluso cessa di essere una mera transazione contrattuale per assumere la veste di un intervento strutturale sul territorio. L’esperienza dell’impiego regolare offre una prospettiva concreta per il futuro e permette ai lavoratori di considerare l’ambiente aziendale come un nuovo nucleo accogliente, capace di favorire una transizione stabile verso la legalità e la convivenza civile.

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