La pittura di Renzo Agostini a 30 anni dalla scomparsa

La pittura di Renzo Agostini a 30 anni dalla scomparsa

La pittura di Renzo Agostini a 30 anni dalla scomparsa. Dall’11 al 26 maggio, al Museo Diocesano la mostra curata da Niccolò Lucarelli riscopre il pittore pistoiese,
fra gli esponenti più talentuosi della Scuola Pistoiese e che affinò le proprie capacità con un lungo soggiorno
a Parigi, portando la sua arte sotto una prospettiva europea.

Nel trentennale della scomparsa del pittore Renzo Agostini, il Museo Diocesano ne
celebra la statura artistica con una mostra su 18 opere che ripercorre il periodo dagli anni Venti agli
anni Cinquanta, quello più ispirato e fecondo di colui che, dopo essere stato allievo di Giovanni
Costetti fu uno dei membri più attivi della Scuola Pistoiese, il sodalizio di cui fecero parte anche
Michelucci, Mariotti e Bugiani.

Agostini raggiunse la maturità pittorica sul finire degli anni Venti, e, come nota il curatore, “un
lungo soggiorno a Parigi fra il 1929 e il 1939 (dove espose del Salon d’Automme del 1935 e alla
collettiva dell’Accademia degli artisti italiani nel 1938), portò alla sua attenzione la pittura moderna
di Cézanne, con il suo studio dei volumi e delle geometrie, così come di Picasso e dei Fauve.

Artista di respiro europeo, non si allontanò comunque dalle sue radici, e ancora oggi resta il fautore
di una pittura in cui si ritrova tutta l’essenza della civiltà rurale toscana, fatta di semplicità e
parsimonia. Similmente al maestro Giovanni Costetti, nella sua prima stagione predilige colori che
sono magri come quelli dei Primitivi, così sottilmente trecenteschi, con cui compone una poesia
cromatica dalla quale emergono sottili atmosfere pascoliane, venate di silenzio, di spirito
contemplativo, di amore per i legami familiari, per il duro ma sereno lavoro nei campi.

Il paesaggio non fu la sua unica fonte d’ispirazione, anche alla figura umana seppe dedicare tele d’intensa
bellezza. Muovendosi dalle tenui tonalità della prima fase a quelle più intense degli anni Trenta,
Agostini si avvicina con rispetto alla personalità di ogni soggetto, in ossequio allo spiritualismo di
Fondi e Melani”. La famiglia contadina è il fulcro della poetica pittorica dell’artista, simbolo di una
civiltà millenaria che la modernità stava rapidamente spazzando via.

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Renzo Agostini. Figure e paesaggi è patrocinata dal Comune di Gubbio, e l’Assessore Augusto
Ancillotti esprime così la sua soddisfazione: “È con orgoglio che il Comune di Gubbio sostiene
questa iniziativa dell’Associazione La Medusa che, con la curatela del critico Nicolò Lucarelli,
propone una mostra delle opere del pittore toscano Renzo Agostini nel trentennale della sua morte.

È stato scritto che tutta l’opera dell’artista pistoiese è una dichiarazione d’amore per la sua terra e per
la sua gente di campagna, viste con l’occhio sereno di chi ha in ciò le proprie radici; e che questo
suo attaccamento non è mai stato alterato dalle vicende della sua vita internazionale, che lo
portarono a condividere le esperienze dell’ambiente parigino di Cézanne. Credo però che sia
importante rilevare che nei paesaggi e nei ritratti di Agostini lo sguardo di apparente semplicità è
mediato da un personale sentore fiabesco che, come si è detto da parte di illustri critici, gli ha
meritato la nomea di “eterno fanciullo”.

Ebbene, è proprio in questo che si fonda la distinzione tra
l’opera d’arte e il prodotto amatoriale, cioè nella presenza di uno sguardo personale sulle cose,
quello sguardo unico e irripetibile che trasporta l’osservatore nel mondo sensibile dell’autore. Credo
allora che si possa concludere che la vena sognante di Agostini trova una perfetta collocazione in un
luogo magico come la nostra Gubbio”.

La mostra sarà inaugura sabato 11 maggio alle ore 17,30 e resterà visitabile fino a domenica 26,
negli orari del Museo. Un’eccezionale opportunità per ammirare opere della collezione degli eredi
Agostini, esposte in precedenza soltanto in rare occasioni.

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