Presenza cristiana nel carcere di Spoleto: cura e dignità

Presenza cristiana nel carcere di Spoleto: cura e dignità

Pastorale e Caritas insieme per dare speranza ai detenuti

Nel cuore della Casa di Reclusione di Spoleto, l’azione pastorale dell’arcidiocesi di Spoleto-Norcia si manifesta con una dedizione silenziosa e costante, volta a ricucire le ferite dell’anima di chi ha perso la libertà. Ispirata dal Vangelo di Matteo, la missione si concretizza attraverso la Cappellania, guidata da padre Marco Antonio Maria Uras, affiancato dai laici Elisabetta Giovannetti e Antonio Cuozzo, e dai servizi della Caritas diocesana.

L’arcivescovo Renato Boccardo, durante le sue visite, ha ribadito che la speranza non è mai spenta per chi si affida alla misericordia divina, sottolineando il valore umano e spirituale di questa presenza. Il servizio liturgico, le confessioni e l’ascolto personale si intrecciano con interventi concreti, come la distribuzione settimanale di prodotti per l’igiene e abbigliamento sportivo ai detenuti in difficoltà economica, grazie al lavoro di volontari e dipendenti della Costa d’Oro, coordinati da Massimo Succhielli.

Don Edoardo Rossi, direttore della Caritas, ha evidenziato l’importanza del deposito interno, diventato un punto di riferimento essenziale per chi non ha alcun sostegno familiare. Tra giugno e fine agosto, sono stati distribuiti circa 800 articoli per l’igiene e 200 capi di vestiario, acquistati anche grazie ai fondi raccolti con la vendita di piantine aromatiche coltivate da due detenuti, nelle Pievanie di Baiano, Trevi e Montefalco.

Il Centro d’Ascolto, aperto quotidianamente e coordinato da Giovannetti e padre Uras, risponde alle numerose richieste dei detenuti, offrendo uno spazio di dialogo e conforto. «Attraverso l’amore di Cristo – ha dichiarato il cappellano – cerchiamo di curare le ferite di chi ha sbagliato».

La collaborazione con Caritas Italiana ha permesso la realizzazione di progetti educativi e formativi. “L’Amore… oltre le catene” ha messo in contatto studenti delle scuole superiori con detenuti, affrontando insieme temi come le dipendenze. Il “Progetto Farfalla” ha invece offerto corsi certificati e tirocini esterni in ambito agricolo e ristorativo. Due partecipanti hanno ottenuto un contratto a tempo indeterminato, accedendo ai benefici dell’art. 21 dell’ordinamento penitenziario.

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