Parroco contro razzisti in chiesa a Spoleto, risponde CasaPound

 
Chiama o scrivi in redazione


Razzisti Lucra pro nobis casapound
Lucra pro nobis casapound

Parroco contro razzisti. “Lucra pro nobis”. Con questo messaggio chiaro e inequivocabile i militanti di CasaPound Italia Spoleto rispondono, provocazione su provocazione, a Don Gianfranco Formenton che recentemente è salito alla ribalta delle cronache nazionali grazie al suo invito ai “razzisti” ad allontanarsi dalla casa del Signore, dato che non erano bene accetti, citando anche un passo della Bibbia estrapolato ad hoc. A scatenare il tutto i disordini occorsi a seguito della dislocazione di decine di immigrati nelle periferie italiane e l’opposizione degli abitanti spesso degenerata in momenti di tensione con le forze dell’ordine. “Quanti immigrati ospiterà a casa sua Don Gianfranco?” si chiede Gianni Pascale, responsabile cittadino di CPI, “e quanti di tasca propria?”. Per l’esponente di CasaPound, “fa presto il prete a puntare il dito e ad additare come ‘razzisti’ coloro che si oppongono al mercato degli schiavi e al business dei famosi 35 euro al giorno per ogni immigrato accolto. E fra gli enti che maggiormente speculano su questa povera gente, al fianco delle famigerate coop rosse (di cui anche Spoleto è ben fornita), ci sono anche le coop bianche e le associazioni cattoliche che intascano fior di milioni di euro per la gestione dei novelli schiavi ma si guardano bene dal collocarli nei monasteri, nei conventi o nelle sagrestie”

Continua Pascale: “Ci vuole proprio un gran fegato a chiamare razzisti i membri dei comitati spontanei di difesa dei quartieri che altri non sono se non mamme, papà, disoccupati e pensionati che sono stati abbandonati dallo Stato, e spesso anche dalla Chiesa, in favore delle nuove, pregiate, pecorelle e a cacciarli dalla casa di Dio perché si oppongono, non all’accoglienza o alla solidarietà come concetto (squisitamente laico tra l’altro), ma alla discriminazione degli italiani in favore degli immigrati. È forse da razzisti chiedere che lo stato sociale sia prima dedicato ai cittadini italiani in difficoltà e poi a tutti gli altri? È da razzisti chiedere che si abbia cura prima di un pensionato che vive con poche centinaia di euro al mese, quando per l’ultimo venuto (spesso un robusto giovanotto in età da lavoro) se ne spendono quasi mille per poi farsi prendere in giro mentre fa un video con lo smartphone? È forse essere razzisti dire che è vergognoso che qualcuno si ingrassi sulla pelle dei migranti e su quella dei poveri italiani?”.

razzisti

Eventi in Umbria

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*