Omicidio Obi a Spoleto, imputato rischia l’ergastolo

A Terni nuova udienza davanti alla Corte d’assise

Prosegue davanti alla Corte d’assise di Terni il processo per l’omicidio di Bala Sagor, il giovane cuoco bengalese di 21 anni conosciuto da tutti come Obi, ucciso e fatto a pezzi nel settembre scorso a Spoleto.

Domani in aula sarà ascoltato l’imputato, Dmytro Shuryn, cittadino ucraino di 33 anni accusato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, vilipendio e occultamento di cadavere. Per lui il rischio è quello della condanna all’ergastolo.

Il delitto nato da un debito di 200 euro

Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, alla base dell’omicidio ci sarebbe stato un debito di circa 200 euro.

Subito dopo l’arresto, Shuryn aveva dichiarato al giudice che Obi pretendeva la restituzione del denaro che gli aveva prestato. Una versione successivamente ritrattata e poi nuovamente smentita dallo stesso imputato nel corso degli interrogatori.

La vittima e l’accusato avevano lavorato nello stesso ristorante di Spoleto fino a pochi mesi prima del delitto.

Le immagini delle telecamere

L’omicidio avvenne all’interno dell’appartamento dell’imputato, dove Bala Sagor sarebbe stato accoltellato.

Determinanti per le indagini sono state le immagini delle telecamere di videosorveglianza, che hanno ripreso l’arrivo del giovane nell’abitazione e i successivi movimenti dell’uomo accusato del delitto.

Secondo la ricostruzione investigativa, dopo l’omicidio il corpo della vittima sarebbe stato smembrato e nascosto in diverse fasi per tentare di occultare le tracce del crimine.

Respinta la richiesta di perizia psichiatrica

Nel corso della precedente udienza, la Corte d’assise di Terni ha respinto la richiesta avanzata dalla difesa di sottoporre Shuryn a una perizia psichiatrica.

Gli avvocati avevano chiesto un approfondimento legato a una presunta ludopatia dell’imputato, sostenendo che il disturbo potesse aver compromesso la sua capacità di intendere e di volere.

Per l’accusa, invece, gli elementi raccolti non giustificavano ulteriori valutazioni peritali.

La famiglia della vittima parte civile

Nel processo si sono costituiti parte civile i genitori, le sorelle e la nonna di Bala Sagor, giovane richiedente asilo descritto come un ragazzo irreprensibile durante la sua permanenza in Italia.

I giudici hanno inoltre escluso la presenza delle telecamere in aula, ritenendo che la vicenda non presenti un interesse pubblico tale da giustificare le riprese del dibattimento.

La Corte d’assise ha già fissato il calendario delle prossime udienze. Se i tempi saranno rispettati, la sentenza potrebbe arrivare all’inizio del mese di giugno.

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