Domenico Bendetti Valentini ne dice quattro al Professor Segatori

 
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Domenico Bendetti Valentini ne dice quattro al Professor Segatori
domenico benedetti valentini

Domenico Bendetti Valentini ne dice quattro al Professor Segatori


Si sa, i giornali sono liberi di ospitare e pubblicare chi e ciò che ritengono più opportuno. Tuttavia un quotidiano solido e davvero importante per l’opinione regionale come “Il Corriere dell’Umbria” non ha certo ricevuto un bel regalo da Roberto Segatori con il suo elzeviro “Spoleto, miseria e nobiltà”, pubblicato martedì 17 novembre 2020 nella rubrica “Oltre la siepe”.
                Come ho spiegato, con franca telefonata, al sociologo folignate – col quale abbiamo cordiale conoscenza da tanto tempo – scrivendo quell’articolo non l’ha fatta “oltre la siepe”, ma piuttosto “fuori del vaso”!
                E, molto semplicemente, mi chiedo “chi glielo abbia fatto fare” e quale mai ne possa essere stato il movente, salvo un incongruo stato umorale.
                Quando poi – nel “Corriere” di venerdì 20 novembre – alle risentite lettere aperte di esponenti del Comune e delle Associazioni spoletine, ha inteso replicare titolando “Una protesta che suona conferma”, ha dimostrato di intestardirsi nello “svarione” e di………volerla conservare, anche senza vaso, dentro il comodino.
                Roberto sa – perché me ne dà atto nel secondo articolo – che da goliarda sono stato il primo a mettere in satira l’ambiente cittadino che mi è domestico. Riconosce anche il profondo amore e la operosa presenza che ho dedicato e dedico a tutte le (grandi e piccole) città dell’Umbria che ho avuto l’onore di rappresentare prima in Regione e poi in Parlamento. Quindi sa che le mie osservazioni non sono minimamente frutto di ristrette nostalgie campanilistiche e che non ho voglia né ragioni né età propense a……..immiserirmi in pettegolezzi né scadenti controversie paesane o personali.
                Gli ho però contestato che, prendendo lo spunto da una sacrosanta protesta del comprensorio spoletino per essersi visto smantellare l’Ospedale DEU e riconvertirlo a centro Covid, si è abbandonato ad una sardonica sequela di scadenti luoghi comuni su Spoleto e la sua gente, che non si addice davvero ad un sociologo. Caro Roberto, hai presunto che il retaggio storico di capitale (dal ducato longobardo fino allo Stato della Chiesa e quale prefettura e capoluogo del Dipartimento del Trasimeno nel periodo “francese” pre-unitario) autorizzi gli spoletini d’oggi a sentirsi velleitariamente “vecchi aristocratici cui tutto è dovuto”, mentre farebbero meglio a “scendere dall’empireo”. Queste sono battute dozzinali, da giocatori di carte al bar, come se uno dicesse dei folignati “cuccugnai che si credono centru de lu munnu” o “non dà retta all’eugubini, tanto so’ matti” o degli assisani che “ci hanno solo basilica e coccetti”………cretinerie pure, che non fanno neanche ridere!
                Hai buttato là un passaggio sugli Uffici giudiziari di Spoleto completamente sballato, salvo poi ammettermi che non conoscevi la legge delega del 2011 sulla geografia giudiziaria, né i lavori ministeriali di più governi diversi, né i decreti delegati, né i dati fondanti di quella riforma delle circoscrizioni, ispirata al riequilibrio tra carichi e circondari confinanti. Intanto però hai – disinvoltamente con mistificante luogo comune – citato Orvieto (già sede di Tribunale che non siamo riusciti a difendere non per disinteresse, ma per ragioni demografiche) e Foligno (Sezione di Tribunale, che è stata soppressa insieme a tutte le 220 Sezioni distaccate d’Italia e accorpata col criterio del riequilibrio demografico -territoriale). Di questa verità non c’è tanto bisogno di convincere gli avvocati che hanno già le loro opinioni, quanto di informare correttamente i cittadini che sono i veri destinatari del servizio giustizia. A questa informazione, tu non hai reso un buon servizio.
                E ti dirò che non hai reso un buon servizio neanche alla – non sempre facile, ma auspicabile – causa della sinergia tra Foligno e Spoleto, che costruita armoniosamente potrebbe attivare grandi potenzialità dell’Umbria centrale, sissignore, a partire dalla sanità. Non per nulla, stai parlando con uno che “vede” l’Umbria in crescita se tra l’area perugina e quella ternana riprende vita una fascia centrale Valnerina-spoletino-folignate-tuderte coesa e collaborante. E pazienza se, in questo disegno, ti diverti a rintracciare gli antefatti…….longobardi nella storia d’oggi!
                Come vedi, gli episodi più gravi, apparentemente locali, come lo scardinamento dell’Ospedale DEU di Spoleto, li inquadro sempre in un orizzonte progettuale vasto. Non mi lascio condizionare da circostanze soggettive, come il fatto che la Presidente della Regione sia stata per più anni graditissima e apprezzata Collega del mio studio; o che io sia il figlio terzogenito del celebrato primario prof. Fabiano Benedetti Valentini, il quale – a parte gli illustri clinici universitari – fece del suo Reparto del S. Matteo degli Infermi uno degli avamposti della chirurgia ospedaliera moderna, tanto che gli è intitolata la via che dal piazzale dell’Ospedale sale al Collerisana….
                In conclusione, caro Roberto, non ti affaticare ad illustrare agli spoletini la loro scarnificazione economica, fin dalla chiusura delle grandi miniere di Morgnano, la emarginazione infrastrutturale, il conseguente affanno demografico, la perdita di rappresentanza elettiva che li tuteli a tutti i livelli, le disdicevoli lacerazioni che le dirigenze dei partiti hanno buon gioco ad attizzare perfino nel loro Consiglio Comunale. Vedono fin troppo bene, da soli, le proprie tribolazioni, con occhio forse aristocratico, ma di borghese e popolare, realistica concretezza.
                E’ meglio se tu – e quanti sappiano rinunciare ai poco qualificanti luoghi comuni – uscite dal bar e vi riapplicate agli studi sociologici. Torneranno sicuramente più utili.
                                                                               Domenico Benedetti Valentini

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