Spoleto, vince la destra con un solo voto ogni 4 spoletini

Spoleto, vince la destra con un solo voto ogni 4 spoletini

da Associazione culturale CASA ROSSA
Spoleto, vince la destra con un solo voto ogni 4 spoletini. 
Se volessimo guardare l’intero “vaso” elettorale potremmo dire che mai sindaco a Spoleto è stato meno rappresentativo del giudice De Augustinis, 3 spoletini su 4 non stanno con lui, meno di 8.000 voti su oltre 30.000 elettori parlano chiaro. Se usciamo dalla metafora del vaso ed entriamo in quella del mare dobbiamo dire che l’ondata nera e marrone che si trascina dietro i peggiori detriti del passato ha travolto la città che non ha fatto resistenza.

Perché lo scontro era tra Destra e Centro Destra e oggi nel Consiglio comunale della nostra città una sola persona, forse due possono essere degne di essere definite di sinistra.

La sinistra è morta perché si è suicidata. A furia di rincorrere la Destra ha oltrepassato la soglia della sua esistenza per diventare altro, destra tra le destre.

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E si sa, tra l’originale e la copia è sempre l’originale quello che piace. Anche perché PD e cespugli vari novelli liberali in tempi di crisi e di paura sociale senza il ghigno canaglia dell’estrema destra, razzista ed egoista, non sono poi così attraenti nel mondo delle destre.

A far pendere in modo determinante la bilancia verso il giudice poi c’hanno pensato alcuni boss dei 5 stelle che in modo neanche troppo velato hanno fatto trapelare l’indicazione di votare l’alleanza LEGA/FORZA ITALIA/FRATELLI D’ITALIA. E pensare che il Grillo tempo fa andava raccontando che dovevamo ringraziarli per essere stati l’argine della deriva a destra. Se non fosse un comico ci sarebbe da ridere.

Questa è la situazione. Se ne può uscire certamente perché la caccia al “negro” è un giogo che non può durare all’infinito, perché la forbice tra il consenso, poco, comunque largamente minoritario di chi ha vinto e le attese di tutti è ampia.

Ma nella lotta politica la soggettività è determinante. Il non voto, il non voler giocare al loro gioco, è un segnale ma non basta e da solo non serve.

Occorre una sinistra comunista capace di riconquistare la rappresentanza politica dei ceti proletari, capace cioè di radicarsi politicamente nel blocco sociale della classi subalterne: lavoratori senza diritti, precari, giovani disoccupati, immigrati. Per fare questo è necessaria una cultura politica scevra da dogmatismi ma fermissima sui principi e una azione politica che sappia unificare le lotte particolari alla prospettiva politica generale.

Hanno parlato di tutto in queste elezioni e si sono dimenticati dei lavoratori. Hanno parlato di tutto in queste elezioni e si sono dimenticati dell’ambiente. Hanno parlato di tutto in queste elezioni e si sono dimenticati dei poveri. Dai lavoratori, dai poveri, dall’ambiente bisogna ricominciare a lottare.

E’ d’obbligo l’unità dal basso, nella lotta, di tutti coloro che non hanno abbandonato l’idea della lotta di classe, indipendentemente dalle posizioni elettorali o organizzative dei gruppi politici esistenti.

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