Il gip: «Lucido, spregiudicato e senza freni inibitori»
Dmytro Shuryn, il 33enne ucraino arrestato per l’omicidio di Bala Sagor, conosciuto come Obi, avrebbe potuto uccidere ancora. A sostenerlo è il giudice per le indagini preliminari di Spoleto, che nell’ordinanza di convalida del fermo lo descrive come «lucido, spregiudicato e privo di freni inibitori».
Secondo la ricostruzione investigativa – così come riporta oggi il Messaggero dell’Umbria -, l’uomo ha colpito con efferatezza l’amico ed ex collega, un 21enne richiedente asilo originario del Bangladesh, colpevole soltanto di avergli prestato denaro. Obi, infatti, era tra coloro che, pur sapendo dei debiti accumulati da Shuryn a causa del vizio per il gioco, avevano cercato di aiutarlo. Pochi giorni prima di morire, il giovane aveva mostrato al datore di lavoro i messaggi con cui il 33enne continuava a chiedere soldi. Nonostante i tentativi di dissuasione, Obi aveva ceduto ancora una volta, accettando la promessa di una rapida restituzione.
Giovedì mattina, però, quando ha chiesto indietro 200 euro, si è trovato davanti la reazione brutale di Shuryn, che lo ha colpito al collo con un coltello. In quelle stesse ore un altro conoscente si era recato nell’abitazione dell’indagato per reclamare denaro, ma senza ricevere risposta. Più tardi, alle sue sollecitazioni telefoniche, l’ucraino ha giustificato il silenzio affermando di trovarsi in cantina, luogo dove aveva appena commesso l’omicidio.
Il cadavere di Obi è rimasto nascosto meno di 24 ore, prima di essere smembrato e abbandonato in più punti della città. Per il gip, Shuryn ha dimostrato «una risoluta capacità criminale» e «una pervicace propensione a delinquere», rendendosi pericoloso per chiunque lo circondasse. Non era la prima volta che tradiva la fiducia di chi gli tendeva una mano: dalle indagini emerge che in passato aveva sottratto 5mila euro a un collega.
La vicenda ha scosso profondamente la comunità di Spoleto, dove il ricordo di Obi resta vivo. Il Comune sta preparando un’iniziativa pubblica in memoria del ragazzo, mentre la cooperativa che gestiva il centro di accoglienza si occuperà del rimpatrio della salma in Bangladesh, in attesa dell’autopsia che verrà eseguita nei prossimi giorni a Perugia.
Gli investigatori stanno ancora cercando il cellulare e il portafogli della vittima, che l’indagato ha riferito di aver distrutto e gettato in un cassonetto subito dopo l’omicidio.

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