Confessione e resti ritrovati: il delitto di Spoleto

Confessione e resti ritrovati: il delitto di Spoleto

È stato lo stesso Dmytro Shuryn, 33 anni, a guidare le forze dell’ordine fino ai punti in cui aveva abbandonato i resti di Bala Sagor, il giovane cuoco bengalese ucciso e smembrato il 18 settembre scorso. L’ucraino, detenuto a Spoleto, ha ammesso le proprie responsabilità davanti al gip Maria Silvia Festa e al procuratore capo Claudio Cicchella, dopo oltre 30 ore di fermo.

Durante l’interrogatorio, Shuryn ha raccontato di aver colpito la vittima con un coltello al collo, al culmine di un litigio per un prestito non restituito di circa 200 euro. «Voleva i soldi indietro, ho perso il controllo», ha dichiarato, come riferito dagli inquirenti.

Secondo la ricostruzione, l’incontro tra i due era stato fissato per un aiuto nella riparazione di una bicicletta elettrica e per la compilazione di un documento. Gli amici di Sagor avevano già segnalato quell’appuntamento ai carabinieri nei giorni della scomparsa, mentre le telecamere di sorveglianza hanno confermato l’arrivo del ragazzo nell’abitazione dell’ex collega.

Dopo l’omicidio, Shuryn avrebbe deciso di smembrare il corpo e trasportarne le parti con una borsa sportiva. Ha poi indicato agli investigatori alcune scarpate lungo la strada verso Monteluco, dove aveva gettato arti superiori e inferiori, probabilmente confidando che la natura potesse cancellare ogni traccia.

Le immagini delle telecamere hanno ripreso i suoi spostamenti notturni e diurni, mostrando anche la bicicletta di Sagor, usata dal reo confesso e abbandonata vicino al luogo del ritrovamento del cadavere mutilato. Un mosaico di indizi che, incrociati con la confessione, ricostruiscono l’intera dinamica del crimine.

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