Dalla primavera elettorale 2022 alla “resa dei conti” di un autunno extraordinario

Cioè dove funziona un criterio “proporzionalistico” di identità

Dalla primavera elettorale 2022 alla “resa dei conti” di un autunno extraordinario
domenico benedetti valentini

Dalla primavera elettorale 2022 alla “resa dei conti” di un autunno extraordinario

Le leadership – quelle destinate a durare, convincere e vincere a lungo, superare la cronaca e ritagliarsi una casella nella storia – sono quelle che sanno gettare il cappello un miglio più avanti della propria sorte individuale. E’ vero, ci sono stati anche Giulio Cesare e Federico II, Alessandro Magno e Napoleone. Ma queste figure sono riuscite a incarnare in sé un’era o quantomeno un’epoca di civiltà. Altro discorso. I meno solenni, ma tuttavia importanti, fatti di casa nostra, ci dicono che nella cospicua tornata elettorale amministrativa di fine primavera 2022, il centrodestra ha largamente prevalso, per numero e “peso” di città “vinte”, nel primo turno.

Cioè dove funziona un criterio “proporzionalistico” di identità e dove è stata offerta agli elettori una proposta affidabilmente unitaria. Per contro è rimasto soccombente in molte città rilevanti al secondo turno di ballottaggio . Le acerrime rivalità personali nei luoghi, le discutibili azioni dei partiti nel tentativo ora di ricomporle ora addirittura di sponsorizzarle con intento competitivo, la conseguente scarsa capacità di portare alle urne per il ballottaggio un proprio elettorato alquanto disorientato e demotivato, hanno prodotto danni non sottovalutabili. Lasciare alle sinistre, che non lo meritavano proprio, città “di destra” consolidata , come Verona, Catanzaro, Parma, Piacenza, Alessandria ed altre, è francamente inconcepibile.

E fortuna che buoni candidati di destra si siano affermati a Lucca, Rieti, Frosinone et cetera; e che nella “destrissima” Viterbo, tagliatisi fuori gli antagonisti delle varie destre ufficiali, gli elettori abbiano avuto una “civica” su cui convergere e spuntarla al secondo turno. La morale che se ne trae diverge poco da quella già nella consapevolezza di molti. La Destra – intesa nel senso inclusivo, con anima di società e di governo – ha tutta la potenzialità di vincere le prossime elezioni politiche (e non mancheranno problemi governativi, ma, come mi diceva Almirante, “i problemi che nascono dalle vittorie sono sempre meglio dei problemi che nascono dalle sconfitte”).

E non solo perché la sinistra PD non rappresenta più niente della società che lavora, ma solo i così detti “diritti”, cannabis libera, indottrinamento gender, jus scholae cioè praticamente jus soli ovvero cittadinanza a tutti. E pur di avere tutta questa roba, si proponeva come guardia bianca talebana di Draghi, con servile ossequio a Biden e Von der Leyen. O perché il M5S si sta liquefacendo in una lotta intestina somigliante a una guerra di mosche impazzite dentro un bicchiere rovesciato. O perché l’autobus del “centrismo” è equivocamente affollato, più di valigie che di viaggiatori, e non si sa se troverà complicità di regime per tentare l’eterno gioco della bilancia (niente a che vedere con l’ambiziosa operazione, anni indietro anche da me incoraggiata, di ampliare la Destra a qualche milione di italiani che ne condividono il “sentiment” anche senza appartenenza o militanza). La ragione è che la destra, non la sinistra, nel suo bagaglio ideologico e programmatico, contiene le possibili risposte – seppur difficili, frontali e coraggiose – ai grandi problemi sociali di questo tempo.

E che è la stessa maggioranza popolare che chiede alla destra-centro di essere unita. I vertici, a costo di momentanei sacrifici – che vanno evidenziati – devono ascoltare la voce accorata di questa base. Le prove generali sono state talune battaglie di principio (quella sul terrifico mutamento del Catasto è andata così così) sulle quali, Draghi o non Draghi, Mattarella o non Mattarella, bisogna far sentire i cittadini rappresentati fino in fondo. Se scendiamo nell’Umbria nostra, sette Comuni sono andati al voto .

A Todi e a Deruta, provenienti da un quinquennio di complessivo buon governo della destra politico-civica, vittoria a mani basse, turno unico, degli autorevoli sindaci uscenti Antonino Ruggiano e Michele Toniaccini, che hanno saputo infondere nei cittadini confermata fiducia e condivisione di progetti a fronte dei non lievi problemi che pure costellano la vita dell’Umbria centrale nella sua Media Valle del Tevere. Giustamente confermate, con qualche adattamento, le squadre assessorili. Due successi di grande significato , neppure diminuiti dal fatto che i candidati sponsorizzati dal PD non avevano referenza nelle opinioni pubbliche delle due città. Discorso rovesciato a Narni, dove è la “settantennale” sinistra PD e soci a confermarsi, vincendo al primo turno.

Onore delle armi alla candidata civica del centrodestra Cecilia Cari, che ha raccolto e farà fruttare un buon consenso per l’opposizione, anche se nella sua azione generosa non è stata adeguatamente affiancata da tutti quanti l’avevano officiata. Una situazione politica e anche organizzativa tutta da approfondire. Non sappiamo invece quanto convenga o sia possibile approfondire l’analisi per le elezioni ultralocali, cioè dei Comuni “minori”. Il Comune di Cascia – il più consistente – è stato assurdamente riconsegnato, senza ferir colpo, al centrosinistra, perché non è stata presentata alcuna candidatura a sindaco e lista di alternativa del centrodestra. Poiché chi in precedenza aveva già speso energie e prestigio personale ha fatto presente di non aver trovato le condizioni organizzative per una sfida degnamente sostenibile, le dirigenze provinciali e regionali dei partiti, che pure a Cascia rappresentano tendenziale maggioranza, vorranno fornire qualche spiegazione. Siamo in Umbria, non a Platì.

Sempre in quel quadrante territoriale, gli antagonismi locali, colorati di visceralità, annebbiano il discorso politico. A Monteleone di Spoleto, contro il sindaco uscente Marisa Angelini, sostenuta da molta destra consolidata, si è candidata una lista con presenze attribuite sia alla sinistra sia alla destra (esponenti nazionali, a sorpresa, si sono mossi). La Angelini, ora aderente al raggruppamento “Civitas”, è stata rieletta. Discreta confusione anche nel minuscolo ma prezioso Comune di Poggiodomo, dove il saltapicchiare da destra a sinistra e viceversa si accompagna a rivalità familiari. La spunta Filippo Marini, che ha peraltro un buon curriculum e che ha già annunciato di voler coinvolgere tutti in un forte impegno per la strenua difesa di una realtà che deve innanzi tutto invertire lo spopolamento.

Margini di confusione, seppur relativi, e però nettezza di competition nel Comune di Valtopina. Vince il rinnovamento, dopo la gestione commissariale. L’uscente Baldini (sindaco PD anche se accompagnato da un paio di rispettabili candidature “da destra”) va in minoranza e gli succede Gabriele Coccia – anche nella sua lista assai significative candidature “da destra”! – espresso da un Comitato cittadino che ora dovrà dare il meglio di sé nel rincamminare al futuro la riunificata comunità locale. Tutto questo scrivevamo quando, al momento di andare in stampa, è esplosa (o implosa) la crisi del Governo Draghi, che apre il percorso, più o meno tortuoso, verso le elezioni politiche. Confermiamo tutto quanto abbiamo scritto, mentre diamo appuntamento ai lettori per parlare della imminente “resa dei conti”. Sulla quale – e soprattutto sul futuro italiano cui darà luogo – abbiamo precise opinioni e previsioni (includendo la stessa variabile Mario Draghi) che presto discuteremo con quanti ci dedicano attenzione. (Bendetti Valentini Controcorrente)

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