Parto indolore in Umbria, piccola indagine effettuata dal M5s

La Regione continuerà a mettere mano sui punti nascita

Parto indolore in Umbria, piccola indagine effettuata dal M5s

Parto indolore in Umbria, piccola indagine effettuata dal M5s

Più di una volta il M5S ha affrontato e discusso il tema del “parto indolore”, prestazione ormai inserita nei cosidetti LEA (Livelli Essenziali di Assistenza). E’ un argomento molto sentito dalle future mamme le quali, di conseguenza, avanzano la loro richiesta al reparto dove intendono dare alla luce il loro bambino. Nella nostra Regione quasi tutti i punti nascita si sono attrezzati per dare una risposta a queste richieste ed è interessante analizzare i modi in cui, nei vari Ospedali, i servizi di Anestesia, cui è affidata l’esecuzione della peridurale, hanno organizzato la cosa.

Una premessa ci sembra comunque obbligatoria, anche per sfatare alcune convinzioni, erroneamente diffuse fra l’utenza: non a tutte le donne può essere assicurata la prestazione. Per inconfutabili motivi, legati alle condizioni di salute della donna, la peridurale coinvolge fra il 15 ed il 30% delle partorienti, attestandosi su una media del 20%. Il che vuol dire che, su 1000 donne, il parto indolore può essere garantito solo a 200 (proprio per questo tutte le partorienti che richiedono il parto indolore debbono
essere visitate dall’anestesista al fine di capire se è possibile o meno l’esecuzione della parto analgesia).

Ciò detto vediamo come stanno le cose in Umbria. Ci sono, attualmente, otto punti nascita: Perugia, Terni,Foligno, Città di Castello, Gubbio-Branca, Orvieto , Spoleto e Todi-Pantalla. I primi tre viaggiano oltre la soglia dei mille parti l’anno, con Perugia che supera i 2000. Città di Castello ha chiuso il 2015 con circa 750 parti e gli ultimi quattro dell’elenco hanno tutti un numero di parti al di sotto dei 500, con Spoleto che, comunque, sta leggermente meglio degli altri 3 (non per niente, fino a non molto tempo fa, il punto nascita spoletino totalizzava oltre 500 parti nell’anno).  A Perugia, Terni e Foligno v’è la guardia anestesiologica, ossia un anestesista che è sempre presente (h24) dentro l’Ospedale. A Città di Castello gli anestesisti sono 17, a Gubbio-Branca 14 e ad Orvieto 10 . In tutti questi Ospedali il servizio è svolto in regime di reperibilità: l’anestesista viene in Ospedale quando chiamato, non essendo possibile l’attivazione della guardia. La cosa, ovviamente, comporta un discreto sacrificio da parte dei medici.

Sia a Todi Pantalla che a Spoleto attualmente il parto indolore non è assicurato. Gli anestesisti di Todi lamentano un organico carente (sono solo 8) ed una sede ospedaliera non adeguata (l’Ospedale di Todi-Pantalla è un Ospedale di Territorio e non uno dei sette Presidi sede dell’Emergenza Urgenza). La stessa motivazione è addotta da quelli di Spoleto dove gli anestesisti sono 13 invece dei 14 previsti e, a quanto ci risulta, non intendono assicurare il parto indolore se non con una guardia attiva, appellandosi al
rispetto scrupoloso del Contratto di Lavoro e delle norme sindacali.

A Spoleto la guardia attiva era stata messa in piedi dal mese di settembre del 2015 , ma non era possibile garantirla se non incidendo sull’attività chirurgica. Per cui, anche a fronte di un eccesso di spesa non giustificato dall’impegno orario richiesto, la guardia è stata abolita ed il parto indolore è stato sospeso alla fine del mese di gennaio u.s. C’è da dire, in proposito, che, quando è stata svolta questa indagine, ci ha alquanto sorpresi la realtà eugubina. Le dimensioni dell’Ospedale di Branca sono abbastanza simili a quelle del SanMatteo e infatti il numero degli anestesisti in pianta organica è identico. Ma pure quando l’organico era inferiore (13) essi riuscivano, ha assicurato il loro Primario, a garantire, oltre alle 4 sedute operatorie al giorno dal lunedì al venerdì, oltre all’apertura tutti i giorni della preospedalizzazione ed all’apertura dell’ambulatorio di terapia del dolore per tre giorni nella settimana ed oltre, naturalmente, alla guardia attiva nel Centro di Rianimazione (6 letti), anche il servizio di parto analgesia in regime di reperibilità

Si ha ragione di pensare che, tra non molto, la Regione continuerà a mettere mano sui punti nascita : ha già eliminato Assisi, Castiglion del Lago e Narni ma qualche altra sede, secondo fonti bene informate, manca ancora all’appello. E’ molto credibile la chiusura di Todi-Pantalla, ma, in tutta franchezza, non c’è molto da sperare nemmeno per Spoleto. Per questo è essenziale il binomio “parto analgesia- punto nascita”, giudizio pienamente condiviso, fra l’altro, dagli operatori del reparto di Ostetricia Ginecologia secondo i quali il calo dei parti a Spoleto (con le donne che prendono la strada per Foligno) è anche legato alla mancanza del parto indolore.

Per tutto questo Il M5S segue con molta attenzione la cosa, fermamente intenzionato al ripristino del servizio di parto analgesia (ed al recupero dell’utenza) al fine di evitare, nella maniera più assoluta, la chiusura del punto nascita del San Matteo : la qual cosa, come è facile intuire, potrebbe significare il declino dell’intero Ospedale ed un ulteriore svilimento della nostra città. Assicura pertanto ai cittadini il suo massimo e continuo impegno, presso le opportune e dovute sedi (politiche e tecniche), affinché il problema possa trovare un’adeguata soluzione. Abbiamo appreso dai giornali l’intervento del d.g. Fiaschini che ha ribadito l’importanza del parto analgesia nel reparto spoletino durante la sua conferenza stampa presso l’ospedale, in linea gli impegni presi durante il nostro colloquio. Ci eravamo dati un mese di tempo, dopo il 26 aprile (data in cui è stato rinforzato l’organico di anestesia con un nuovo arrivo), per monitorare la situazione. Torneremo a parlare con il d.g. sanitario per un aggiornamento della situazione.  Intanto, aspettiamo che il Consiglio comunale discuta il tema con due mozioni sulla sanità.

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