Il tesoro ancora nascosto di Spoleto

 
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Il tesoro ancora nascosto di Spoleto. Questo il titolo dell’articolo pubblicato nel numero di questa settimana di Panorama (da oggi in edicola), che racconta la storia degli scavi effettuati nell’area di piazza d’Armi grazie al gruppo di archeologi dell’associazione Astra , guidati dal tedesco Joachim Weidig, con la collaborazione della direttrice del museo archeologico Maria Laura Manca.

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La giornalista Maurizia Tazartes ripercorre le vicende che hanno portato alla scoperta di una necropoli del VIII-VI secolo a.C. (i primi ritrovamenti risalgono al 1982) e al lavoro ripreso nel 2008-2009 e, poi, nel 2011 sotto la direzione di Liliana Costamagna. “Quello che viene fuori dalla terra umbra non è solo un’arte originale, ma è una civiltà sconosciuta” spiega Joachim Weidig “di cui però è riemerso solo il 10 per cento di quello che c’è sotto”. Il motivo è la mancanza di fondi anche se, aggiunge l’archeologo tedesco, lo scavo potrebbe continuare per “individuare altre tombe e fare un piccolo sito archeologico per i visitatori, come a Cerveteri o Fossa”.

I ritrovamenti hanno fatto emergere infatti un “quadro del tutto nuovo della società umbra, che tra la fine dell’VIII secolo e la metà del VI a.C. era un anello di congiunzione tra il mondo etrusco, laziale e sabino”.

Proprio per questo l’amministrazione comunale è intenzionata a reperire le risorse necessarie per garantire la prosecuzione degli scavi, anche coinvolgendo soggetti privati interessati a finanziare i restauri delle tombe. “Non vogliamo lasciare nulla di intentato, il valore di questi ritrovamenti è straordinario e molto altro ancora può essere portato alla luce. Riteniamo sia un’operazione fondamentale anche per la promozione turistica del nostro territorio, che si lega al lavoro che sta portando avanti il museo archeologico di Spoleto, dove è possibile visitare i reperti già restaurati”, sono state le parole del Sindaco Fabrizio Cardarelli.

Una necessità resa ancora più urgente dall’ultima scoperta fatta dagli archeologi guidati da Weidig “una fibula di 4 centimetri costituita da una sfinge alata e la staffa con due teste antropomorfe nella tomba di una bambina-sacerdotessa. Bellissima, ce ne sono altre sette identiche”.

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