Festa della Repubblica a Spoleto, l’intervento del sindaco De Augustinis

 
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Festa della Repubblica a Spoleto, l’intervento del sindaco De Augustinis

FESTA DELLA REPUBBLICA: L’INTERVENTO DEL SINDACO UMBERTO DE AUGUSTINIS

Il Popolo italiano, scelse la Repubblica il 2 giugno 1946, mosso da un ideale che univa democrazia e libertà. Per questo il 2 giugno è soprattutto la festa del Popolo italiano sovrano, senza differenze, che è anche la principale componente della Repubblica costituzionale.

Sono passati 74 anni nei quali l’Italia ed il Popolo sono cambiati molto, le istituzioni sono cambiate e ad esse si sono aggiunte quelle europee in un rapporto non sempre armonico e solidale. Nell’Italia globalizzata di oggi prevale una ricerca dell’esaltazione di ciò che divide a danno di ciò che unisce.

E, per fare patria, è, invece, essenziale avere una Carta fondamentale per trovare, anche nella tribolazione, gli elementi che uniscono, che consentono di resistere e debellare veleni di tutto quel che infetta tanta parte delle istituzioni e anche dell’economia, spesso fidando in un contro-stato che non potrà mai essere confuso con la Patria, della quale è una minaccia mortale.

Tempo fa il Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, ricordava che nessuna scelta politica “può veramente definirsi libera e sovrana, se viene esercitata al di fuori di un armonico quadro che abbia a sostegno e ad alimento i pilastri dell’ordine, della giustizia e della pacifica e costruttiva convivenza della comunità nazionale”. Dobbiamo vigilare! Flaubert diceva che “la patria, probabilmente, è come la famiglia: se ne sente il suo valore solo quando la si perde”.

Ed oggi, esistono pericoli e minacce anche derivanti dalla devastante situazione lasciata dall’epidemia nel mondo del lavoro, fondamento democratico del Paese. Questa è anche una festa che coinvolge direttamente le Forze armate, anche se, a causa dello sciagurato virus, la tradizionale parata a Roma non avrà luogo. Dobbiamo sempre essere grati ai ragazzi, uomini e donne, impegnati nella difesa dell’Italia in tanti modi, compresi quelli connessi all’emergenza virus dei quali abbiamo ancora l’immagine trasmessa dai media: di questi tempi la nostra Patria va sempre meno misurandosi “a frontiere e cannoni” e tende a coincidere col mondo morale di tutti gli uomini liberi mantenendo e difendendo le sue peculiarità e tradizioni come ricchezza e identità culturale.

A questo proposito, vorrei concludere con una citazione insolita: il grande capo Sioux Toro Seduto sosteneva: il guerriero non è chi combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro. Il guerriero per noi è chi sacrifica se stesso per il bene degli altri. È suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a sé stesso”. Sarebbe bello poter essere tutti dei guerrieri così e guardare nella stessa direzione! Viva la Repubblica ed il Popolo italiano!​

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